aranceLa Sicilia, terra da scoprire e d’ammirare, ricca d’arte e di storia millenaria, di spiagge e di montagne, dalla natura rigogliosa ed ammaliante.

Un’isola immersa nel Mediterraneo, territorio italiano a due passi dalle coste africane e circondata da piccoli arcipelaghi minori che tanto contribuiscono ad arricchirne l’attrazione turistica.

Il settore agricolo siciliano rappresenta senza ombra di dubbio uno dei settori traino dell’economia isolana. Settore dalla millenaria tradizione e favorito dalla conformazione morfologica e climatica dell’isola, esso ha dato lustro e fama a tutta l’isola.

Gli agrumi rientrano a pieno titolo nell’elencazione dei prodotti tipici dell’agricoltura isolana. Frutti dall’inconfondibile profumo, essi trovano spazio non solo nella cucina ma anche come addobbi da utilizzare per svariati motivi rientranti nella tradizione popolare e nobiliare.

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La presenza degli agrumi nell’isola è radicata non solo nell’ambiente stesso, aspetto che dona all’occhio una suggestiva presenza dei caratteristici giardini sempre verdi che raccolgono le varie coltivazioni simbolo dell’isola, ma anche nel loro largo utilizzo in cucina, a partire dai dolci come le bucce d’arance condite che scandiscono le feste religiose più importanti dell’anno ad un piatto tipico della cucina povera, l’insalata d’arance da condire con olio, cipollina ed i finocchi.

 

aranceLa coltivazione degli agrumi è tra le più importanti della Sicilia, insieme a quella delle olive, degli altri alberi da frutto, dei vigneti e dei carrubi, e si sviluppa soprattutto nelle fasce costiere dell’isola. Tra le varianti più note si ricordano, ad esempio, le arance rosse IGP (sigla di indicazione geografica protetta).

L’agrumeto in Sicilia ha una storia importante. I primi a realizzare degli agrumeti in modo razionale nell’isola e da ricordare in quanto meritevoli dell’introduzione dell’arancia amara in Sicilia furono gli Arabi.

Tra le coltivazioni siciliane delle arance si può citare quella delle Washington Navel presente a Ribera, in provincia di Agrigento. Tale coltivazione dà dei frutti estremamente ricchi di ottime sostanze organolettiche ed è meritatamente il fiore all’occhiello delle attività economiche della città, insieme alla coltivazione delle fragole.

Anche il limone ha la sua notevole importanza. In effetti la sua coltivazione è al secondo posto per quantità in Sicilia ed il frutto è presente, ad esempio, nella variante del “femminello” (presente prevalentemente nella zona del siracusano e che consente numerose raccolte durante l’anno) e dello “interdonato”, varietà presente soprattutto nella costa messinese.

Lo sviluppo della coltivazione degli agrumi in Sicilia è dovuto principalmente a ragioni di carattere economico. In effetti, le favorevoli condizioni del mercato la agevolarono notevolmente, anche se a questo corrisponde qualche aspetto negativo come un certo svantaggio per le altre celebri coltivazioni isolane come i vitigni che subirono una riduzione dei terreni da adibire alla loro coltivazione.

Il settore vive attualmente un periodo di crisi a causa del tardivo sviluppo tecnologico e per l’assenza di una ottimale strategia commerciale. Tale momento sfavorevole si può superare non solo attraverso una positiva azione di ammodernamento del settore, ma anche attraverso la riqualificazione della produzione in questione e l’eliminazione degli impianti nelle aree poco idonee a tale settore agricolo.

Tra le coltivazioni degli agrumi siciliane, non si può fare a meno di parlare di quella dei limoni di Bagheria e quella delle arance di Scordia.

aranceNella zona di Bagheria, ed esattamente nella pianura costiera che va dalla conca d’Oro verso est fino a giungere ad Altavilla, l’agrumeto ha scandito i ritmi vitali e sociali di tutta la comunità umana qui compresa da più di un secolo.

Tale tradizione agricola continua ad esistere in questa zona siciliana grazie alla caparbietà e testardaggine dei produttori che hanno saputo giocare d’astuzia conservando gli agrumi per farne alzare il prezzo, sopportare notevoli sacrifici umani e lavori pesanti ed investire ingenti capitali.

I solchi del terreno destinati a ricevere le piantagioni devono avere una profondità che va dagli ottanta centimetri al metro e si deve provvedere al drenaggio del terreno nel caso in cui esso è pianeggiante.

Il sistema d’irrigazione del terreno è stabilito in modo accurato sia per la circolazione sotterranea dell’acqua sia per quella superficiale. Per attuare al meglio l’irrigazione occorre sistemare i terreni in pendenza o con dislivelli vari attraverso delle opere di terrazzamento. Il sistema d’irrigazione nel corso del tempo ha subito delle modifiche grazie all’invenzione ed utilizzo dei motori a pompe che hanno ovviato al problema della vicinanza o meno delle sorgenti d’acqua al terreno da adibire a tale coltivazione e da irrigare ed alla sostituzione dei tradizionali tubi di creta con quelli di metallo.

In passato si poteva assistere alla fase della “sistiatura”, un procedimento agricolo molto preciso che coinvolgeva almeno tre operai e che permetteva di individuare esattamente i punti del terreno in cui impiantare le piantine non innestate. Tale lavoro era svolto in modo preciso per sfruttare al massimo il terreno a disposizione.

Oggi si fa maggiore attenzione a calcolare lo spazio necessario tra una pianta e l’altra per permettere la circolazione dei mezzi meccanici nella piantagione. Le piante vanno impiantate a gennaio e durante il periodo estivo si deve attuare una periodica irrigazione.

Fase lavorativa da effettuare l’anno successivo l’impianto è quella dell’innesto. L’operazione è abbastanza delicata e richiede attenti controlli per almeno una settimana, nonché una buona protezione del punto della pianta in cui essa è stata effettuata. Se l’operazione dell’innesto è coronata dal successo, si pota la parte della pianta che supera l’innesto stesso in modo da dar nuovo vigore alla pianta.

La potatura si effettua periodicamente e con caratteristiche precise: durante i primi anni essa si effettua in modo da permettere alla pianta d’avere un aspetto più ordinato, durante la fase produttiva vera e propria essa si attua durante le fasi di riposo della pianta, cioè da dicembre a febbraio e in luglio, in modo da consentire alla pianta di vivere uno sviluppo armonico.

Attualmente le fasi dell’innesto e della potatura avvengono nel rispetto delle tradizioni, anche se si sta diffondendo sempre più l’abitudine di effettuare l’impianto di piante già innestate.

aranceUn altro illustre esempio della produzione degli agrumi in Sicilia è rappresentato dalle coltivazioni di Scordia (Ct). Da alcune fonti accreditate si deduce che l’arancio sia stato introdotto in tale città solo a partire dal XVIII secolo.

Anche se inizialmente tale coltivazione ha visto una accoglienza tiepida, con il passare degli anni e l’avvento di alcune innovazioni economiche e sociali come l’arrivo di nuovi innesti, attualmente sta vivendo uno sviluppo notevole.

Anche in questo caso, così come per la coltivazione dei limoni Bagheria, si hanno varie fasi di lavorazione per ottenere le arance.

Una fase delicata è quella della preparazione del terreno. In effetti occorre scavare una buca attorno all’albero da frutto in base a delle precise coordinate. Tale buca deve esser a circa una ventina di centimetri dal tronco dell’albero e deve avere un’estensione pari all’ampiezza della chioma dell’albero.

Questa attività è svolta dagli adulti ed è antecedente alla fase di concimazione del terreno attuata attraverso l’utilizzo del letame, fase che in passato era affidata ai ragazzi, questi ultimi scelti grazie alla loro maggiore velocità di movimento ed al basso e concorrenziale salario che poteva esser loro offerto.

La concimazione si deve attuare mediamente ogni tre anni.

Un’ulteriore fase lavorativa è quella della zappatura dell’agrumeto. Essa si effettua varie volte l’anno. La prima volta si verifica all’inizio dell’anno, cioè dopo la raccolta. Tale zappatura si svolge seguendo una linea obliqua su un fronte orizzontale.

A lavoro ultimato, l’agrumeto assume la caratteristica forma a scacchiera, cioè con dei solchi ben allineati. Una particolare tecnica della zappatura si attua durante l’anno in cui non è prevista la concimazione con la buca attorno all’albero e si vuole ugualmente dare vigore alle piante con l’aggiunta di sostanze organiche. In questo caso la zappatura è effettuata in modo da dare al terreno una superficie regolare, senza particolari cavità. Un’ulteriore, particolare zappatura si attua per preparare il terreno all’irrigazione. Il periodo adatto per attuare l’operazione in questione è maggio.

La zappatura si effettua in modo da creare attorno all’albero delle conche dagli alti bordi in grado da raccogliere i canali di trasporto dell’acqua. La raccolta delle arance si effettua seguendo delle particolari procedure in modo da non danneggiare il frutto ed evitarne così la perdita. In effetti, occorre evitare di graffiare la buccia ed effettuare la raccolta del frutto ben asciutto in modo da scongiurare che marcisca.

In passato la raccolta delle arance rappresentava sempre un periodo di benessere economico per tutti, per i padroni che così vedevano i frutti dei loro investimenti e per gli operai perché era richiesta una loro cospicua presenza, a partire da chi si occupava della raccolta vera e propria e da chi si occupava del trasporto dei contenitori colmi di arance.

La potatura degli aranceti in passato si svolgeva prevalentemente dopo la raccolta, quando ancora la primavera era lontana. Attualmente tale fase ha avuto delle innovazioni e si attua in qualsiasi periodo dell’anno. Ad ogni modo, tale operazione si suddivide in due fasi distinte.

La prima si attua sempre prima della primavera in modo da eliminare i rami che si erano sviluppati in eccesso rispetto alla vegetazione e dare così nuovo vigore alla pianta che riassume il suo caratteristico colore verde scuro. Una seconda fase si ha tra l’estate e l’autunno e consiste nell’eliminare i “succhioni”, cioè i rami che si sviluppano come delle bacchette dopo la prima potatura. In genere si potano i rami che non danno frutto.