Dove vado in vacanza? A Vigàta. Sì, il paese del commissario Montalbano. Avete visto che mare c’è a Marinella, dove vive lui? Lo avete visto tutte le mattine che si fa una nuotata in quell’acqua di cristallo? Una meraviglia. E il resto? Natura selvaggia, Sicilia di quella che nessuno ha ancora scoperto.

E poi c’è l’arte. Avete fatto caso a quegli spicchi di barocco che si sono infilati in certe scene televisive, o che si intravedono leggendo i libri di Camilleri? Roba sopraffina, misconosciuta eppure coperta di storia e di storie. Sì, quest’anno vado a Vigàta. E poi, oltretutto, è un posto dove uno si sente tranquillo, sicuro. Anche se Montalbano fosse in ferie, c’è sempre Mimì Augello, Fazio e tutto il resto della squadra.

Come dite? Vigàta non esiste, è un paese che si è inventato Andrea Camilleri? Eh, no, cari lettori. Qui sbagliate. Il nome se lo è inventato, ma il resto è vero e se anche non fosse proprio vero al cento per cento, ci ha pensato la finzione televisiva con la miniserie interpretata da Luca Zingaretti a far diventare tutto deliziosamente reale.

Provate a prendere una carta della Sicilia, scendete con il dito giù sotto Taormina, sotto Siracusa, ora spostatevi leggermente a sinistra: Montelusa, no, scusate, Ragusa. Ecco, ci siamo.

Se la carta è ben dettagliata troverete, accanto a Marina di Ragusa, Punta Secca. Cominciamo da lì perché Punta Secca è Marinella: è lì che vive Salvo Montalbano, in quella bella casa con terrazza che dà direttamente sulla spiaggia e sul mare. Beh, naturalmente non si può essere troppo pignoli. La grande terrazza è lì, la camera da letto è invece un chilometro più avanti, a Marina di Ragusa, in una villa sul lungomare che nel giardinetto antistante ha una piccola prua di gesso. Ma questo nei gialli di Camilleri non lo troverete.

Del resto anche Vigàta non è così chiaramente identificabile. C’è il mare, potrebbe essere dunque Donnalucata (proprio su questo lungomare Montalbano dà appuntamento alla bella Ingrid ne “La forma dell’acqua”: la “fìmmina svidisa”, ricordate, arrivò con una luccicante Ferrari), ma in realtà il commissariato su cui vigila di pirsona pirsonalmente Catarella e che abbiamo visto in tv, è a Scicli, si tratta del vecchio municipio. E molti degli omicidi di Vigàta sono avvenuti, nei film, a Ragusa.

Ricordate, ad esempio, nel “Ladro di Merendine”, l’ammazzatina di Lapecora, l’uomo assassinato in ascensore dalla moglie Antonietta? L’edificio sta proprio al termine di uno dei tre famosi ponti di Ragusa (città divisa in due non da un fiume ma da un baratro invaso da una foresta di verde). Montalbano arriva sul luogo del delitto con l’auto della polizia percorrendo a forte velocità il Ponte dei Cappuccini che nella realtà è chiuso al traffico.

In alcuni casi Camilleri si diverte a usare i nomi veri dei posti. Per esempio “la Mànnara”, il luogo dove viene ritrovato morto l’ingegnere Luparello, pur non essendo mal frequentato come nello sceneggiato, è un posto chiamato così a Sampieri, sempre nella zona tra Ragusa e il mare. Si tratta di un vecchio stabilimento dove si cuocevano mattoni, poi incendiato e adesso rudere.

Certamente più ritrosa l’antica, raffinata aristocrazia della zona che ha affittato ville, palazzi, salotti e masserie per le riprese, tutti comunque orgogliosi che la loro bella provincia sia diventata, in qualche modo, finalmente famosa.

Ad ogni modo l’ospedale che abbiamo visto alla televisione, dove Montalbano troverà il padre già morto, è l’ospizio – quello vero – di Ragusa.

Anche nell’ultima avventura di Montalbano, “La gita a Tindari”, in realtà non ci spostiamo affatto a Tindari, tra Patti e Milazzo, né per visitare il santuario della celebre Madonna nera né per vedere il “piccolo e misterioso teatro greco” a cui accenna Camilleri. La vacanza con il commissario (ma anche senza) continua tra Marina di Ragusa e Capo Passero: spiagge morbide, acqua azzurra, un vento fresco ma garbato che rende piacevoli la permanenza in spiaggia ma anche le irrinunciabili gite all’interno.

Imperdibile Ragusa, la Superiore ricostruita a scacchiera dopo il terremoto del 1693 con le lunghe vie che si aprono all’improvviso su potenti scenari tardo-barocchi. E poi Ragusa Inferiore o meglio Ibla, la parte più antica della città, dove i gioielli settecenteschi si sovrappongono all’impianto medievale fatto di stretti vicoli che paiono una continuazione ideale della affascinante e tortuosa scalinata che unisce i due nuclei e che tra rampe e contrafforti conduce a episodi urbanistici e architettonici inimmaginabili.

Poco distante c’è Noto, bellissima anche se così gravemente ferita dal crollo della cupola del Duomo. E ancora Mòdica, Scicli, Ispica, la stessa Còmiso che non ha da mostrare certamente solo la base missilistica dismessa. E Pachino da dove si raggiunge Marzamemi, borgo di pescatori disposto attorno ad una grande tonnara e alla casa secentesca dei principi di Villadorata. Insomma, Camilleri da siciliano e da scrittore ha capito le straordinarie potenzialità estetiche, naturali e gastronomiche della provincia di Ragusa. Adesso tocca agli altri italiani.

Beh x concludere direi che montalbano è una fiction girata tutta nelle nostre zone e quindi che li pubblicizza…